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Sos Stalking

Il reato di stalking, da circa un anno, è finalmente punito dalla legge, grazie al decreto del Ministro Carfagna.

La realizzazione degli atti persecutori è punita con la reclusione da sei mesi a quattro anni e, come circostanze aggravanti, aumentata se il reato è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva e aumentato fino alla metà se commesso ai danni di un minore.

Lo stalking è un crimine che ha mietuto molte vittime silenziose che per paura di ritorsioni e per mancanza di protezione, in passato, non hanno trovato giustizia.

Il termine stalking che in italiano si traduce in “molestie assillanti” è un fenomeno in forte aumento. Le vittime sono persone dello spettacolo e gente comune soggette a continue minacce, pedinamenti, telefonate, che violano la naturale vita e qutidianeità della persona stalkizzata, la quale impara forzatamente a convivere col senso di paura e precarietà.

In molti casi si arriva a non avere più la libertà emotiva di sentirsi sicuri da soli e neanche più in casa propria.

Convivere con lo spettro di qualcuno che ti segue, che è ossessionato dalla tua persona è psicologicamente devastante, inquietante.

L’omicidio è la punta dell’iceberg di un problema subdolo ma estremamente lesivo, lo stalking. Il meccanismo è quasi sempre lo stesso. Già durante la relazione si possono ritrovare le prime avvisaglie: gelosie ingiustificate e morbose, pedinamenti, controllo esasperato di tutti gli spostamenti.

I singoli comportamenti possono non costituire persecuzione né tanto meno reato; è la modalità con cui vengono portati avanti, con insistenza, reiterazione, contro la volontà della vittima che non gradisce certe attenzioni o addirittura ne è intimidita.

Dalle testimonianze raccolte dalle persone che si sono rivolte al mio studio per un sostegno psicologico e legale, emerge che la vittima di stalking, per paura e per sottrarsi alle persecuzioni, cambia radicalmente stile di vita. Le vittime dicono che si ha paura ad uscire da soli, a restare soli in casa, a compiere in maniera autonoma qualsiasi azione quotidiana. Si ha il bisogno sempre di essere in compagnia di qualcuno che possa aiutare in caso di aggressione.

La vita della vittima si colora di paura e di imprevedibilità per quello che potrebbe accadere per volontà altrui. Non ci si sente più liberi di gestire la propria vita.


Tutto ciò può produrre uno stato di ansia che, se non preso in tempo ed elaborato a livello psicologico, può trasformarsi in un disturbo vero e proprio,  tale da compromettere tutti gli ambiti della vita della vittima, da quello lavorativo a quello amicale a quello sentimentale.

Lo stalker che nel 75 % dei casi è un uomo, (anche se stanno sempre più aumentando vittime di sesso maschile) è spesso un ex fidanzato, con problematiche legate alla sfera emotivo-affettiva, il persecutore è ossessionato dalla sua vittima che diventa il centro dei suoi interessi. La vittima assume sembianze non più di soggetto ma diviene l’oggetto del desiderio, non per quello che la persona è nella realtà ma per quello che rappresenta.

Nella grande maggioranza dei casi lo stalker è una persona molto ben adattata ed inserita nella società ma che vive le relazioni interpersonali in maniera fortemente insicura. Egli tentando con l’imposizione di essere presente nella vita della vittima (che generalmente lo ha rifiutato in precedenza) usa imposizioni ed intimidazioni.

Il pensiero messo in moto nei confronti della vittima è: “ o con me o con nessun altro”. Questo pensiero insano è spesso il motore che porta lo stalker ad uccidere la propria vittima, proprio per non lasciarla libera di scegliere qualcuno di diverso da se stesso.

Fortunatamente oggi le vittime sono tutelate, hanno la possibilità di salvaguardare la propria incolumità grazie ad una rete di sostegno. Importante è sentirsi protetti dalla legge attraverso un aiuto legale ma è altrettanto indispensabile richiedere un sostegno psicologico che aiuti le persone a gestire il conflitto interno, cercando di sentirsi nuovamente sicuri riuscendo a sviluppare ed organizzare le risorse interne che servono per poter fronteggiare la situazione al meglio, non lasciandosi ingoiare dal tunnel della paura e della precarietà.


 

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