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ARTICOLO PUBBLICATO SULLA
RIVISTA DELL’ORDINE DEI DOTTORI
COMMERCIALISTI n. 8 anno 2010

Come mandare lo stress in
soffitta
Anna Maria Casale, nota
psicologa, ci spiega perché è
importante la ricerca di hobby e
interessi al di fuori della
realtà lavorativa
di Marcello Febert
Spesso i commercialisti sono
sottoposti a intensi periodi di
stress lavorativo. Scadenze,
tendenza a non assentarsi mai
dal lavoro, aggiornamento
continuo delle norme,
compulsione lavorativa superiore
alle 8 ore quotidiane, costante
rapporto interpersonale con
l’utente: può, quello del
commercialista, definirsi un
disagio professionale simile
alla sindrome di Burnout? Se sì,
come si supera e quali i rimedi.
Il disagio professionale del
commercialista si accosta, ma
solo di poco, alla sindrome del
burn-out, definita come sindrome
da stress che colpisce in
particolare le professioni di
aiuto (medici, infermieri,
psicologi, forze dell’ordine,
ecc.) in cui il lavoratore è
costretto a sostenere non solo
il proprio carico di stress ma
anche quello della persona
assistita. Questa sindrome
produce depersonalizzazione ed è
caratterizzata da atteggiamenti
di indifferenza e cinismo nei
confronti delle persone
assistite. Quella del
commercialista è una professione
in cui il lavoro, in particolare
in alcuni periodi dell’anno, è
molto intenso e stressante ma
c’è anche il vantaggio di poter
essere del tutto autonomi e di
potere autogestire al meglio gli
impegni. Di contro ha lo
svantaggio delle libere
professioni e quindi la totale
responsabilità personale, la
voglia compulsiva di fare sempre
meglio e sempre di più, la
percezione inconscia di valutare
le proprie competenze sulla mole
di lavoro che si svolge. Da qui
nasce la voglia di lavorare
tanto, di restare a studio
sempre più a lungo, di acquisire
sempre più clienti. Lo stress da
burn-out procura un
deterioramento dell’impegno
lavorativo ed una diminuzione
della soddisfazione associati ad
una ridotta realizzazione
personale, cosa che
difficilmente si riscontra nella
professione del commercialista.
Infatti più che caricarsi
emotivamente delle esigenze
delle persone delle quali
gestiscono gli interessi, ci si
carica di eccessive
responsabilità personali per
sentirsi sempre più realizzati
ed appagati, fino in alcuni casi
all’eccesso, senza cioè tener
conto dei propri limiti
personali. In ogni caso è dovere
di ciascuno, per salvaguardare
il proprio benessere, conoscere
i propri limiti e non
sovraccaricarsi rischiando di
rompere i personali equilibri
psicofisici.
È ormai consolidato che lo
stress è causa di diverse
problematiche che vanno dal “
semplice comportamento a
rischio” a vere e proprie
patologie (colon irritabile,
psoriasi, depressione, ...).
Come si può intervenire?
Per evitare che lo stress
lavorativo prenda il sopravvento
sul nostro benessere, creando
delle problematiche
sull’organismo e sulla psiche, è
necessario concedersi delle
pause, ritrovare dei ritmi meno
serrati e concedersi i giusti
momenti di riposo. Tanto per
cominciare avere del tempo per
consumare un pranzo seduti e
distrarsi momentaneamente dalle
fatiche lavorative, è un ottimo
mezzo per ricaricarsi e poi
riprendere a lavorare. Prendersi
un meritato riposo nel fine
settimana, concentrandosi su
altro ed indirizzando i propri
pensieri ed interessi a cose
rilassanti ed appaganti allo
stesso tempo è un ottimo
antistress. La necessità, per
non incappare in patologie
psicofisiche che sono il
campanello d’allarme a
situazioni di forte stress
emotivo, diventa concedersi
delle distrazioni tagliando
momentaneamente ma completamente
con i doveri settimanali.
L’abitudine di pianificare le
attività da svolgere è un buon
rimedio per non creare
confusione e dare la giusta
priorità alle cose. Così come
riuscire a delegare ciò che può
essere fatto da altri. Spesso la
fretta e la voglia di avere le
cose fatte secondo le proprie
modalità porta a fare tutto da
sé, sovrastimando le proprie
forze e rischiando di risentirne
a lungo termine. Lo stress
lavorativo può essere causato
dalla combinazione tra una
grande mole di lavoro e la
scarsa capacità personale di
gestirlo, ed anche dall’impegno
profuso rispetto ad una scarsa
ricompensa (economica, sociale,
possibilità di carriera).
Pertanto, anche in presenza di
tanto lavoro da svolgere, quello
che fa la differenza sullo
sviluppo dello stress è la
percezione di avere le capacità
per poter gestire al meglio il
lavoro e gli effetti che tale
impegno avrà sulla crescita
lavorativa ed economica.
È frequente incontrare
commercialisti che dedicano il
loro tempo libero ad attività
completamente slegate dal mondo
della professione, ma
intimamente connesse con il
settore delle discipline
artistiche. Secondo Lei, da
quale esigenza interiore nasce
questa vocazione?
Avere competenze ed interessi
apparentemente molto lontani
dalla professione lavorativa ha
certamente un significato
catartico. L’esigenza nasce
dalla voglia di uscire
completamente dalla routine
quotidiana e dedicarsi a
qualcosa di creativo e molto
personale. Come si diceva già
nella prima parte
dell’intervista, staccare
completamente la spina è un
ottimo rimedio per allontanare
lo stress, ciascuno dovrebbe
ricercare a livello individuale
un hobby o un interesse che
distragga, appaghi la mente e
dia soddisfazione personale, chi
riesce a far questo ha già
trovato un buon rimedio per
scaricare le tensioni
quotidiane, ricaricarsi di
energia positiva ed allontanare
lo stress. Il fatto che
frequentemente i commercialisti
abbiano degli interessi
artistici ci fa capire come
inconsciamente ci sia la voglia
di “distrarsi” con qualcosa di
diverso dalla professione,
probabilmente perché si
riconosce la necessità di
allontanarsi dai carichi
lavorativi particolarmente fatti
di concentrazione e di impegno
mentale, proprio perché,
contrariamente ad altri lavori,
questa professione è
principalmente data da grande
applicazione mentale, oltre che
dalle capacità personali utili
per rendersi affidabili agli
occhi di coloro che li scelgono
per la gestione dei propri
interessi fiscali.
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