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Articolo.
Accertamento e valutazione
psicologica-giuridica del danno
biologico-psichico e del danno
da pregiudizio esistenziale
Per effettuare consulenze e
perizie, gli psicologi forensi
devono attenersi alle linee
guida per la valutazione
psicologica del danno alla
persona causate da problematiche
esterne valutabili con
accertamenti psicologici, in
ambito penale e civile, con
accertamenti condotti da
Psicologi Forensi per Perizie,
Consulenze Tecniche d’Ufficio,
Consulenze Tecniche di Parte.
In ambito Penale:
·
Danno da Lutto
In ambito Civile:
·
Danno da nascita
indesiderata
·
Danno da wrongful
life
·
Danno da
menomazione fisica
·
Danno alla sfera
sessuale
·
Danno da
menomazione della capacità
visiva
·
Danno estetico
·
Danno da mobbing
·
Danno da stalking
·
Danno da colpa
professionale
·
Danno da
gaslighting
·
Danno dei
congiunti
·
Danno da
carcerazione ingiusta
·
Danno da handicap
·
Idoneità per la
ratificazione di attribuzione di
sesso
Il danno psichico ed il danno da
pregiudizio esistenziale devono
essere risarciti, quali danni
non patrimoniali, ex art. 2059
c.c.
Ad oggi, nonostante la continua
evoluzione giuridica e sociale
del sistema risarcitorio
italiano, persiste in una
concezione esclusivamente medico
legale del danno alla persona,
mentre ai fini di un completo ed
esauriente accertamento del
danno non patrimoniale è
necessaria anche una indagine
diagnostica valutativa a
carattere specialistico
psicologico forense e soltanto
in caso di accertata patologia
psichica anche psichiatrico
forense.
Infatti il medico legale e lo
psichiatra forense sono
competenti per l’accertamento a
carattere clinico medico e non
psicologico del danno alla
persona, in particolare in
presenza di evidenti patologie
psichiche; lo psicologo forense
è, invece, lo specialista più
idoneo per la valutazione del
danno psichico e da pregiudizio
esistenziale, avendo fra le sue
competenze la possibilità di
effettuare diagnosi con
strumenti di indagine, quali il
colloquio clinico e i test
appropriati, ai fini
dell’accertamento e la
valutazione del danno (come
consentito e disposto dall’art.
1 della legge n° 56/89).
In considerazione di ciò, si
ottiene sempre più il
conferimento di incarichi ad
esperti in psicologia giuridica,
sia nelle consulente tecniche
disposte dal tribunale, sia nel
settore assicurativo.
Le attuali tabelle medico legali
(per le invalidità permanenti
superiori al 15%) non possono
ritenersi utili a tal fine,
perché concepite per il danno di
tipo fisico e non psichico, che
presenta aspetti e dinamiche del
tutto diverse; neanche sono
utili quelle ministeriali per i
danni c.d. micro permanenti in
ambito rc auto, perché inidonee
a cogliere i profili lesivi
della psiche e delle conseguenze
sugli aspetti dinamico
relazionali comuni e non comuni
a tutti.
Lo stesso
Legislatore, d’altronde, con il
D.p.r. 37/2009,
nel richiedere anche il
risarcimento da sofferenza e da
turbamento dello stato d’animo,
oltre a quello biologico, indica
proprio agli interpreti di non
tralasciare i profili psichici,
ricadenti pure sulla vita
quotidiana.
Il danno psichico, coerentemente
con la lettera dell’art. 1223
c.c., richiede il risarcimento
come:
-
lesione dell’integrità psichica;
-
conseguenti mancate utilità non
patrimoniali.
La tabella del danno psichico e
da pregiudizio esistenziale
costituisce un utile ed
indispensabile strumento
scientifico a carattere
pluridisciplinare per la
valutazione del danno alla
persona; l’uso deve riguardare
consulenze tecniche
interdisciplinari e in
particolare quelle a carattere
specialistico psicologico
forense per il loro riconosciuto
valore di scienza e nelle
situazioni in cui tale danno è
dedotto, anche a prescindere
dalla lesione del soma.
Le tabelle intendono raggiungere
l’obiettivo di costituire uno
strumento a carattere generale
per una uniformità di
trattamento valutativo delle
vittime in base all’esame
psicologico e psicodiagnostico,
fermo restando il valore
indicativo e orientativo della
tabella medesima, essendo il
danno psichico e da pregiudizio
esistenziale anche nella sua
componente percentualizzabile,
contrassegnato da una
variabilità individuale,
soggettiva e personale; in
questo modo si rispetterà il
disposto dell’articolo 3 della
Costituzione sia inteso come
legge uguale per tutti e sia
come divieto di trattare in modo
diseguale situazioni giuridiche
eguali.
La valutazione tabellare si
riferisce alle conseguenze
psichiche ed esistenziali che il
danno, in qualità di conseguenze
traumatiche, ha causato sia alle
vittime sia ai familiari, con
particolare indagine valutativa
estesa al nucleo familiare, sia
sugli eventuali aspetti
patologici psichici, sia sempre
sulle alterazioni della
personalità e dell’assetto
psicologico, sulle alterazioni
nelle relazioni familiari e
affettive e sulle attività
realizzatrici.
Danno psichico
Il danno psichico
si differenzia dal danno fisico
poiché non ha una manifestazione
esteriore tangibile. Infatti,
mentre la lesione fisica lascia
un segno evidente, il trauma
psichico è caratterizzato da
manifestazioni che riguardano
appunto la psiche e che spesso
non hanno ripercussioni visibili
sul corpo del soggetto. Il
danno psichico può essere
definito come una infermità
mentale, una condizione
patologica di sovvertimento
della struttura psichica nei
rapporti tra rappresentazione ed
esperienza, ricordi e vita
vissuta, emozioni e concetti che
le esprimono. La menomazione
psichica consiste, quindi, nella
riduzione di una o più funzioni
della psiche. In modo
estremamente schematico si può
dire che il danno psichico
si manifesta in una
alterazione della integrità
psichica, ovvero una
modificazione qualitativa e
quantitativa delle componenti
primarie psichiche, come le
funzioni mentali primarie,
l’affettività, i meccanismi
difensivi, il tono dell’umore,
le pulsioni.
Danno esistenziale
Il danno esistenziale
(che ancora subisce
oscillazioni in ambito
dottrinario e giurisprudenziale)
nasce dalla lesione dei diritti
costituzionalmente garantiti e
si presenta come un’alterazione,
in senso peggiorativo, del modo
di essere di una persona nei
suoi aspetti sia individuali che
sociali; sul piano individuale
si presenta come una
modificazione della personalità
e dell’assetto psicologico nel
suo adattamento, nei suoi stati
emotivi, nella sua efficienza e
nella sua autonomia, mentre sul
piano sociale si presenta come
un’alterazione del manifestarsi
del proprio modo di essere nelle
relazioni familiari-affettive e
nelle attività realizzatrici
(riposo,
interpersonali/relazionali, di
svago, sociali/culturali e di
autorealizzazione). Si tratta,
quindi, di una modificazione
peggiorativa dell’equilibrio
psicologico e dello stile di
vita nell'ambito
dei rapporti sociali, della
famiglia e degli affetti in
ottica relazionale ed emotiva;
ciò condiziona marcatamente la
qualità della vita, la sua
progettualità e le aspettative.
Danno morale
La giurisprudenza parla di
"sofferenza psichica", in
riferimento al danno morale,
sembra infatti metterlo in
relazione ad uno stato di
tristezza e prostrazione
causato dal trauma, che non
sempre arriva ad alterare
l’equilibrio interno dell’Io e
le modalità di relazionarsi con
l’esterno. Il danno morale, in
sintesi, viene tradizionalmente
definito come il turbamento
psichico soggettivo e transeunte
causato dall'atto illecito; più
precisamente viene identificato
con la "sofferenza", cioè con lo
stato di prostrazione ed
abbattimento provocato
dall'evento dannoso.
Quantificazione danno da
pregiudizio esistenziale
Il criterio di quantificazione
che proponiamo parte dalla
suddivisione del danno in fasce
di gravità. Sono state
individuate cinque diverse fasce
corrispondenti ad altrettanti
intervalli percentuali. Il
criterio di attribuire un valore
in punti percentuali ad una
determinata configurazione del
disagio esistenziale è in linea
con l’obbiettivo della
personalizzazione del danno.
Danno lieve (6-
15%):
lieve alterazione dell’assetto
psicologico, delle relazioni
familiari-affettive e delle
attività realizzatrici.
Danno moderato
(16-30%):
moderata alterazione
dell’assetto psicologico, delle
relazioni familiari-affettive e
delle attività realizzatrici
Danno medio
(31-50%):
media alterazione dell’assetto
psicologico, delle relazioni
familiari-affettive e delle
attività realizzatrici
Danno grave
(51-75%):
grave alterazione dell’assetto
psicologico e della personalità,
delle relazioni
familiari-affettive e delle
attività realizzatrici
Danno gravissimo:
(76-100%):
gravissima alterazione
dell’assetto psicologico e della
personalità, delle relazioni
familiari-affettive e delle
attività realizzatrici
Il criterio per valutare il
livello di gravità dei
pregiudizi esistenziali non può
essere perfettamente
standardizzato, e riteniamo che
i parametri per stabilire quando
un turbamento avvenuto in una
singola area possa essere
definito lieve, piuttosto che
grave o gravissimo, può essere
solo di natura descrittiva e su
scala ordinale, prendendo in
considerazione l’evento
traumatico, le informazioni
cliniche, anamnestiche,
testologiche, documentali e
verificando quali siano le
funzioni mentali e relazionali
divenute carenti, assenti, o
negative a seguito del trauma.
Da: Ordine Psicologi Lazio
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